Maria a Medjugorje

Messaggio del 21 ottobre 1983:La gente si sbaglia quando si rivolge unicamente ai santi per chiedere qualcosa. L’importante è pregare lo Spirito Santo perché scenda su di voi. Avendolo si ha tutto.

Fuggiva dalle preghiere per andare in un bar, e non immaginava di certo cosa sarebbe successo col cameriere

01/09/2020 - Visite: 1139
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Inma García ha 23 anni. È seduta in un bar sperduto di un paese sperduto in un Paese chiamato Bosnia, a migliaia di chilometri da casa. Si beve una “piva”, come chiamano lì la birra, mentre il gruppo con cui è arrivata sta pregando a Medjugorje. Non vuole stare lì e parla col cameriere, ma non immagina quello che le riserva il futuro, né che quel viaggio le cambierà per sempre la vita.

Inma è di Madrid e studia Nutrizione e Logopedia. È in una “crisi di fede tremenda” e si sente “molto arrabbiata con Dio e in un’oscurità enorme”. La sua vita è estenuante, ed è “una persona triste, arrabbiata e solitaria”.

Forse per questo, i suoi decidono di pagarle un viaggio. La portano nella plaza de toros de Las Ventas di Madrid e la mettono su un autobus diretto a un festival di giovani, ma questo “regalo” non convince affatto Inma.

È un viaggio pagato in un luogo chiamato Medjugorje, in Bosnia, dove si dice sia apparsa la Vergine. E più che ballare, i giovani vanno a pregare.

Il viaggio

Non conosce nessuno, ed è “del tutto convinta che Medjugorje sia una bugia”. Crede che sia qualcosa “per ingannare la gente”, e accetta di compiere il viaggio perché nel percorso si effettuano delle fermate in alcune città europee che le interessa conoscere.

Crede che valgano la pena quei “cinque giorni a Medjugorje”, in cui chi la accompagna si dedica a pregare, a intonare canti religiosi e a temi spirituali che a lei non interessano.

Quando arriva in Bosnia cerca di fuggire in vari modi, uno dei quali è andare al bar a prendersi qualcosa mentre gli altri pregano.

Inma va “a Medjugorje con qualsiasi intenzione tranne quella di confessarmi”. Per questioni di destino – se si può chiamare così –, però, finisce per confessarsi, e quel momento con un sacerdote in quel luogo così speciale le “cambia completamente la vita”.

Il perdono

“Il grande dono che ho ricevuto è stato quello del perdono. Avevo bisogno di essere perdonata per imparare a perdonare e ricevere la grazia di perdonarmi e poter perdonare gli altri. È stato il mio grande dono, ed è stato quello che mi ha cambiato la vita”, ha riferito Inma ad Aleteia.

In questo modo si è sentita amata da Dio, e ha anche imparato a perdonare gli altri. Qui è iniziato il cammino di conversione di Inma: “Non è solo un istante, ma un cammino che dura tutta la vita”.

Inma è tornata a casa essendo una persona diversa, e qui è iniziato il suo vero cammino: “È nella croce quotidiana che ho notato le grazie che Dio mi ha dato a Medjugorje per ricaricare le pile. Quello che prima mi sembrava inaccessibile era ora più facile, come se fossero state aperte delle finestre. Avevo una pazienza che non era la mia. Una capacità di sacrificio che non era mia”.

Ora, dieci anni dopo, dieci festival della gioventù a Medjugorje dopo, Inma è sposata con il cameriere che le serviva la “piva” nel bar. Ha avuto tre figli, e vive con lui a Medjugorje.

“Medjugorje per me è tutto. La mia vita, la mia vocazione… e se riesco ad andare in cielo sarà grazie a questo. A Medjugorje ho conosciuto mio marito, a Medjugorje sto allevando i miei figli, a Medjugorje ho formato la mia famiglia, a Medjugorje mi sono convertita, a Medjugorje ho conosciuto Gesù. È tutto per me. È stato come l’ospedale per la mia anima, dove il Signore ha iniziato a guarirmi”.

Dieci anni fa non voleva sapere nulla di questo luogo, ma oggi vive a Medjugorje e lavora organizzando pellegrinaggi al santuario.

“Qualsiasi persona venga abitualmente a Medjugorje ti dice che qui succede qualcosa. Noti che c’è una presenza viva di qualcuno che ti ama moltissimo. La grazia agisce, e in questo luogo ti cambia il cuore”.

Fonte: Aleteia