Maria a Medjugorje Messaggio del 10 ottobre 1981:«La fede non può essere viva senza la preghiera. Pregate di più».

Testimonianza di Alberto Bonifacio al Festival di Medjugorje del 2006

IL BEATO IVAN MERZ, MODELLO PER I GIOVANI DEL NOSTRO TEMPO




Carissimi giovani, nove anni fa, nel 1997, padre Slavko mi chiese di dare qui testimonianza ai giovani sull’impegno di carità ai poveri e ai profughi nei Paesi dell’ex Jugoslavia, che ho iniziato con tanti bravissimi amici ed amiche volontari di tutta Italia quando cominciò la guerra in queste terre, dove già venivo dal 1983 per Medjugorje. Dopo quindici anni continuiamo ancora e ogni mese, anche in questi giorni, veniamo con tanti furgoni e piccoli camion per sollevare dalla fame, dalla miseria e dall’abbandono migliaia di fratelli e sorelle di ogni età e di ogni etnia e religione. Pensate che oggi, dopo undici anni dalla fine della guerra, solo in Bosnia ci sono ancora 800000 profughi relegati in baracche o centri di raccolta. Ma i poveri sono molti di più perché manca ovunque il lavoro e non c’è assistenza sanitaria gratuita.

Chi viene a Medjugorje non si accorge, perché questa è l’unica isola di estremo benessere, ma già a pochi chilometri da qui ci sono migliaia di profughi e di poveri.

Raggiungendo tante città e villaggi con gli aiuti, siamo andati anche nella città di Banja Luka, abbiamo incontrato il Vescovo Monsignor Franjo Komarica e, con il suo segretario, abbiamo visitato la città dove nel 1993 vennero distrutte le sedici moschee e nel maggio 1995 vennero distrutte tutte le chiese cattoliche, ad eccezione della cattedrale. Visitammo tutte quelle macerie e pregammo in particolare nella canonica della parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino, perché tra quelle ceneri e detriti si trovavano ancora i poveri resti mortali del parroco don Filip Lukenda (uno dei sei sacerdoti uccisi) e di Suor Cecilia Grgic. Erano passati diversi mesi dal massacro, dalle distruzioni e dagli incendi, ma tutto era rimasto intatto. Una città difficile, dove anche i cattolici sono stati cacciati via e ancora non tornano per paura o per mancanza di casa e lavoro. Una diocesi che era fiorente ed ora più che decimata.

Eppure a Banja Luka è nato un cattolico famoso, l’unico dichiarato “Beato” dalla Chiesa in tutta la Bosnia e l’unico Beato laico del popolo croato: IVAN MERZ.

Il 22.6.2003 il grande Papa Giovanni Paolo II andò in questa città difficile per beatificare questo giovane, indicandolo come esempio e modello anche per i giovani del nostro tempo, quindi anche per voi, carissimi giovani. Ma chi era Ivan Merz?

Forse ancora pochi lo conoscono, eppure l’anno scorso i Vescovi di tutto il mondo riuniti nel Sinodo per riflettere sull’Eucaristia hanno annoverato il Beato Ivan Merz tra i diciotto più grandi Santi della Chiesa come esempio della devozione eucaristica, assieme a Sant’Agostino, San Benedetto, San Francesco d’Assisi, San Tommaso d’Aquino, Santa Caterina da Siena e altri. Anche questo fatto provoca il nostro interesse ma anche l’obbligo di scoprirlo, di conoscerlo.

Ivan Merz nasce a Banja Luka il 16.12.1896 da famiglia agiata, formalmente cattolica, ma non praticante. E’ figlio unico. Frequenta con profitto le scuole elementari e il ginnasio. Non ha ancora diciotto anni e lo troviamo in Austria all’Accademia Militare. Vedendo l’immoralità dilagante, lascia scritto nel diario che scopre sempre più il valore della religione cristiana e, per reazione, viene attratto dalla virtù della castità. 1915: l’Eucaristia diventa per lui fondamentale e si fa più frequente la preghiera a Dio e alla Vergine Maria. L’8.12.1915, a diciannove anni, fa voto di mantenersi casto fino al matrimonio. Negli anni 1916-1917-1918 è in guerra: gli è familiare e sereno il pensiero della morte, si fortifica nella fede e fa un programma di vita pieno di privazioni, sacrifici, digiuni e intensa preghiera.

Finita la guerra, riprende gli studi a Vienna, partecipa agli Esercizi Spirituali, si appassiona per la Liturgia. Autunno 1920: ha quasi ventiquattro anni. Ottiene una borsa di studio per studiare letteratura francese alla Sorbona di Parigi. Qui si fissa un programma di vita molto austero con privazioni, digiuni, affinamento del carattere, maggior preghiera, sacramenti: ogni giorno Santa Messa e Comunione. Fa un pellegrinaggio a Lourdes, che segnerà una svolta ulteriore nella sua vita di fede e un amore tenerissimo verso la Madonna. Già pregava ogni giorno il Rosario, ma dopo quel pellegrinaggio scrive: “Il Rosario è diventato il mio più caro e migliore conforto”. E raccomandava a tutti di pregare il Rosario. Prega intensamente per la conversione dei genitori, ma solo dopo la sua morte essi si convertiranno pienamente a Dio e alla Chiesa, divenendo ferventi cattolici.

Due anni dopo, autunno 1922, ritorna a Zagabria, dove anche i genitori si sono trasferiti. Ha quasi ventisei anni. Si laurea in letteratura francese e insegna francese e tedesco nel ginnasio arcivescovile. Tutta la sua vita è assorbita nell’impegno apostolico tra le file dei movimenti giovanili cattolici, alimentato da una vita di preghiera continua. Accosta e aiuta tanti poveri e barboni, ospitandoli spesso a casa sua. I giovani venivano attratti dalla luce soprannaturale che si irradiava dalla sua anima. Il suo modo di pregare era libero e spontaneo, semplice e profondo insieme, così da suscitare ammirazione e imitazione, Era appassionato alla Liturgia, alla quale cercò di appassionare i giovani dei movimenti cattolici. Il suo amore per l’Eucaristia diventò sempre più ardente. Ha scritto libretti, articoli, ha fatto tanti incontri e conferenze per esortare tutti alla Comunione frequente e a fare dell’Eucaristia il fulcro attorno al quale far ruotare tutta la propria vita spirituale.

Novembre 1923: un altro importante corso di Esercizi Spirituali. Nonostante la sua grandissima considerazione per il matrimonio cristiano, decide di rinunciare a formarsi una famiglia, di restare nel mondo lavorando con tutte le sue forze per il Regno di Cristo e pensa ad una “confraternita” di laici cattolici con un forte programma di vita spirituale. L’8 dicembre fa voto di castità perpetua. Aveva ventisette anni. Non fu facile neanche per Ivan Merz vivere la purezza e diventare modello di purezza. Nelle pagine del suo diario parla della lotta che dovette affrontare per raggiungere la perfetta castità. Nella preghiera, nella confessione frequente, nella Comunione quotidiana e nel ricorso alla Madonna, trovava l’aiuto per vincere le tentazioni. Rinunciando a formarsi una famiglia, donava il suo cuore a Dio, mettendolo perciò a disposizione del prossimo. Egli donò amore a tantissime persone e poté compiere innumerevoli opere di misericordia corporali e spirituali, proprio perché il suo cuore, donato a Dio, era pienamente e totalmente disponibile per i fratelli.

Per l’Anno Santo 1925 partecipò con tanti giovani al pellegrinaggio a Roma intensificando il suo amore appassionato per la Chiesa e per il Papa. In ogni sua parola, detta o scritta, faceva trasparire questo suo amore.

Intanto portava avanti la sua grande intuizione di una comunità di laici, che restano nel mondo, impegnati nelle più diverse professioni, disposti a spendersi per Cristo, la sua Chiesa e la società, vivendo le virtù evangeliche di povertà, castità e obbedienza. Consacrati a Dio come i religiosi, ma rimanendo nel mondo per riordinare e riportare a Dio tutte le attività proprie dei laici: il lavoro, la cultura, la politica, l’impegno sociale, assistenziale, di volontariato, ecc.. Anticipava così alcune linee del Concilio Vaticano II (vedi ad esempio la costituzione sulla Chiesa “Lumen Gentium”, n° 31). Ivan Merz ha entusiasmato a questa idea i suoi collaboratori e collaboratrici e molti giovani erano pronti a dare la propria adesione. Ma la morte quasi improvvisa di Ivan impedì la realizzazione del progetto.

Dal 1927 iniziò per lui quel calvario di malattie che l’anno dopo l’avrebbe stroncato. All’inizio del 1928 gli venne diagnosticata un’infiammazione acuta all’alveolo mascellare. Dalle pagine del suo diario traspare la sua grande serenità nell’accettazione del dolore e, più tardi, nell’attesa della morte. La malattia peggiorava sempre più e i medici consigliarono un’operazione. Si ricoverò il 5.4.1928 per essere operato l’indomani. Ma prima fece visita al suo direttore spirituale, riordinò la sua biblioteca e la sua corrispondenza per lasciare tutto in ordine; la sera prima scrisse la frase da mettere sulla sua tomba, in forma di testamento: “Morto nella pace della fede cattolica. La mia vita fu Cristo e la morte un guadagno. Aspetto la misericordia del Signore […] L’anima mia raggiungerà il fine per il quale fu creata: in Cristo Dio”.

Ivan andò sempre più peggiorando. Offerse la sua vita per i suoi giovani e per tutta la gioventù. Perse la parola, l’uso degli arti, tormentato da forti spasimi. Si spense la mattina del 10.05.1928 fissando lo sguardo in un punto lontano: era tranquillo, fiducioso, sicuro. Aveva trentuno anni e cinque mesi.

Ho detto prima che la morte di Ivan Merz impedì la realizzazione del suo progetto di fondare una comunità di laici consacrati nel mondo. Ma la sua idea non andò smarrita. Un gruppo di ragazze, che collaborarono con Ivan, guidate da Marica Stankovic, a dieci anni dalla sua morte fondarono a Zagabria il primo Istituto Secolare in Croazia, denominato “Collaboratrici di Cristo Re” , ispirato appunto al progetto di Ivan Merz. E un anno dopo, nel 1939, in Italia, a Milano, nasceva un altro Istituto Secolare col nome “Soldati di Cristo Re” ad opera del prof. Giuseppe Lazzati, grande figura del laicato cattolico italiano. Anch’io tanti anni fa entrai in questo Istituto e ricevetti dal prof. Lazzati una cara immagine di Ivan Merz, con biografia, pensieri e preghiera di intercessione: eccola! Da diversi decenni la porto sempre con me come una reliquia.

Giovani! Tre anni fa, il 22.06.2003, il grande Papa Giovanni Paolo II, già molto malato e quasi infermo andò coraggiosamente a Banja Luka, questa città difficile della Bosnia, per beatificare Ivan Merz. Nell’introduzione alla Santa Messa il Papa disse: “La luce di Cristo brilla in un figlio di questa diocesi di Banja Luka, Ivan Merz […] In lui voglio proporvi un testimone di Cristo e un protettore, ma anche un compagno di cammino nella vostra storia, nella ricostruzione di quanto è stato distrutto dalla violenza, nella promozione di un vero rinnovamento sociale nella giustizia e nella pace. Egli sarà fin d’oggi un modello per i giovani, un esempio per i laici.

E poi nell’omelia il Santo Padre disse questa frase importantissima: “Il nome di Ivan Merz ha significato un programma di vita e di azione per tutta una generazione di giovani cattolici. Deve continuare ad esserlo anche oggi!”.

- Giovani, volete accogliere l’invito dell’amato Papa Giovanni Paolo II e prendere Ivan Merz come modello per la vostra vita? Sì o no?

- Volete mettere al centro della vostra vita Gesù presente nell’Eucaristia e nella Sacra Liturgia, come ha fatto Ivan Merz?

- Giovani, amate la Chiesa e il Santo Padre il Papa come il Beato Ivan Merz?

- Volete scegliere per la vostra vita il motto di Ivan Merz: SACRIFICIO, EUCARISIA E APOSTOLATO?

- Se il Signore vi chiama ad una speciale consacrazione a Lui come sacerdoti o come religiosi e religiose o come laici e laiche consacrati nel mondo come Ivan Merz, siete pronti a dire il vostro “Sì”?

Se volete conoscere più profondamente Ivan Merz, andate a visitare il sito internet che porta il suo nome e leggete qualche libro che parla di lui. Vi assicuro che ne rimarrete affascinati.

Papa Benedetto XVI nello scorso febbraio, ricevendo i Vescovi croati, chiese al Vescovo di Banja Luka se era fervente il culto verso Ivan Merz, pronunciando parole di grande elogio e stima per il Beato. Aggiunse che aveva letto tutto il grosso volume preparato per la beatificazione e che anche lui lo prega.

Davvero grande il nostro Ivan! Lui che parlava dieci lingue e che era vicino al mondo slavo, a quello germanico e a quello latino, è davvero un Santo che rappresenta tutta l’Europa.

Giovani: scopritelo! Pregatelo! Ma soprattutto: imitatelo!

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