Maria a Medjugorje Messaggio del 2 aprile 2014:Cari figli, con materno amore desidero aiutarvi affinché la vostra vita di preghiera e di penitenza sia un vero tentativo di avvicinamento a mio Figlio e alla sua luce divina, affinché sappiate distaccarvi dal peccato. Ogni preghiera, ogni Messa ed ogni digiuno sono un tentativo di avvicinamento a mio Figlio, un rimando alla sua gloria e un rifugio dal peccato. Sono la via ad una nuova unione tra il Padre buono ed i suoi figli. Perciò, cari figli miei, con cuore aperto e pieno d’amore invocate il nome del Padre Celeste, affinché vi illumini con lo Spirito Santo. Per mezzo dello Spirito Santo, diventerete una sorgente dell’amore di Dio: a quella sorgente berranno tutti coloro che non conoscono mio Figlio, tutti gli assetati dell’amore e della pace di mio Figlio. Vi ringrazio! Pregate per i vostri pastori. Io prego per loro e desidero che sentano sempre la benedizione delle mie mani materne ed il sostegno del mio Cuore materno.

Due guarigioni straordinarie




Una guarigione straordinaria. Verso mezzogiorno del 5 maggio si presentò all'ufficio parrocchiale una pellegrina della Sardegna (ITALIA), Giovanna Spanu. Era accompagnata da due amiche le quali cominciarono a raccontare con molta emozione l'esperienza della loro amica Giovanna. Giovanna era affetta da sclerosi a placche fin dal 1970. S'era ridotta a non essere più in grado di muoversi da sola, aveva perduto l'equilibrio, si sentiva insicura. Inoltre spesso aveva delle crisi terribili, proprie di questa malattia. Il giorno prima, 4 maggio, aveva incontrato la veggente Vicka e dopo aver pregato insieme con lei, con l'aiuto delle sue amiche pote salire sul Podbrdo. E lì, sul luogo delle apparizioni, Giovanna sentì una virtù straordinaria nel proprio corpo, si alzò da sola e ancora da sola, anche se un po' insicura, se ne tornò dal Colle senza bisogno di essere aiutata. Ora è qui, in persona, per testimoniare la propria esperienza. Dice di sentirsi bene. Fiduciosa nell'aiuto della Madonna e nella sua intercessione, se ne torna a casa col cuore pieno di riconoscenza, anche se si sente come frastornata per ciò che le era successo. Il suo gruppo intanto lodava Dio e lo ringraziava per tutto quello che aveva compiuto.

Una dottoressa di Bologna. Aveva un cancro e dovevano operarla a 5 vertebre; doveva restare paralizzata. Pur venendo da una famiglia atea, era aperta, disponibile: il 14 luglio doveva essere operata. Un'amica da Medjugorje le aveva portato una bottiglietta di acqua benedetta. La notte prima dell'operazione aveva dolori fortissimi da non resistere. Si alza, trova la bottiglietta, fatica ad aprirla, ci riesce e ne beve un sorso. Come ne beve, sente un cambiamento, poi avverte come una mano dietro la schiena che la guarisce. Torna a letto e dorme. Il giorno dopo si sente bene e non vuole farsi operare: era guarita. I medici le chiedono che cosa ha bevuto. Analizzano il contenuto della bottiglietta: è acqua. E giunta qui a Medjugorje per ringraziare. La Madonna l'ha guarita e io ho detto: “Una goccia d'acqua, nelle mani della Madonna, vale più di tutte le medicine. Possiamo affidarci alla Madonna”. (P. Jozo)

Fonte: Eco di Medjugorje nr. 73

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