Maria a Medjugorje Messaggio del 25 febbraio 2009:Cari figli, in questo tempo di rinuncia, preghiera e penitenza vi invito di nuovo: andate a confessare i vostri peccati affinchè la grazia possa aprire i vostri cuori e permettete che essa vi cambi. Convertitevi, figlioli, apritevi a Dio e al suo piano per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Cose sante e meno sante sotto la croce Una sorpresa: il riposo dello Spirito




“...La sera del sabato 15 settembre, giorno dell'Addolorata, mi sono isolato sul Krievac. All'imbrunire, col gruppo degli amici abbiamo insieme fatto la prima stazione, poi ci siamo lasciati. A un terzo dei percorso mi sono inginocchiato verso l'indimenticabile chiesa di Medjugorje, era l'ora dell'apparizione serale: ho avuto una sensazione di solitudine e nello stesso tempo di comunione, indescrivibile. Mi sono rilassato a guardare il panorama, bello!, anche se purtroppo sia la chiesa che il monte delle apparizioni apparivano soffocati da botteghe e costruzioni varie. Il silenzio veniva deturpato da uno stereo a tutto volume, di provenienza indefinita.

Le ultime persone che ho incontrato sulla via crucis, sono state un papà e una mamma con due bimbi piccoli al collo che dormivano tranquillamente. Era già quasi buio, il sentiero si intravvedeva a mala pena, chiedo loro scusa in queste righe per non avergli dato la mia pila, ma ci avrà pensato senz'altro la Madonna a guidare i loro piedi perché non inciampassero.

S'era alzato un discreto vento e le varie foto o foglietti di preghiere infilati da tutte le parti, sbattendo fra di loro, la prima volta, m'avevano messo un po' di fifa.

Finalmente la Croce non c'ero mai stato, qualche stazione prima della cima mi ero tolto i calzari, perché il Kricevac è un nuovo Sinai, più completo, perché c'è anche la MAMMA. Ho recitato i 10 Comandamenti e mi sono accorto che erano quasi 30 anni che non li ricordavo.

Verso le 23 ero solo sul grande monte, volevo cantare uno dei famosi spirituals dell'amico Alamo, ma non, ce l'ho fatta. Ho pianto dentro me di gioia per essere lì: chi l'avrebbe mai immaginato quando ero nelle balere e sembrava che il mondo finisse lì? Quanto buoni e gratuiti sono Gesù e Maria per avere indicato il monte della conversione e riconciliazione! Finite le mie preghiere stavo per coricarmi un po' nel sacco a pelo, dietro la croce, dove c'è una panca, quando sento dei passi: accendo la pila per farmi notare, non c'era molta luce in cielo,, causa qualche nuvoletta. Era un ragazzo, lui pure tutto solo, che voleva appoggiare sotto la croce, un dono, senza farsi notare da me. Feci finta di dormire, mi raggomitolai.

Alle 23,30 circa, un sussulto: sento davanti alla croce uno che cantava a squarciagola e suonava la chitarra come fosse davanti a una platea. Sul momento credetti fosse l'eco di un microfono, portato su dal vento. Lentamente feci il giro della croce: no, era proprio lì! a petto nudo, col freddo che faceva. Era un caro ragazzo di Napoli: anche lui però cantava senza pause. Certo Maria l'avrà apprezzato, dopo poco arrivarono dei ragazzi inglesi che divennero il suo pubblico. Lui poi sapeva due parole d'ingiee e con quelle traduceva i suoi testi: dopo una mezz'oretta, gentilmente, i ragazzi se La svignarono.

Fu verso la mezzanotte che sul monte iniziò una vera festa: un andirivieni di gruppi che facevano la via crucis notturna. Per primo arrivò un anziano sacerdote con un gruppetto del “Rinnovamento dello Spirito”, coi quali vorrei tanto rimettermi in contatto. Dopo aver ringraziato Gesù e Maria, invocato lo Spirito Divino, sotto [a grande croce, il sacerdote ci benedice con olio benedetto e tutti noi che ci trovavamo lassù, abbiamo assaporato una dolcissima esperienza, che salo certi luoghi danno. lo racconto la mia: “mi sembrava, sotto l'impulso della benedizione, di ribaltarmi senza potermi opporre e di entrare pian piano in un sonno dello spirito. Poi, come fossi dentro uno scafandro, sentivo tutto, ma non mi muovevo più. Pur udendo ogni cosa, mi sembrava di essere giunto in contatto con qualcosa o qualcuno al di fuori del mondo: com'è difficile raccontare quella pace, quella comunione col cosmo in quegli attimi, o minuti, non saprei dire; vorrei dire di più ma ogni espressione mi sembra banale e non quella giusta. Non l'ho provato solo io, ma tutti quelli che erano lassù, anzi io credo di averlo provato meno di altri, perché in un primo momento opposi resistenza. Alcuni si misero a pronunciare frasi incomprensibili; uno invece, durante la sua esperienza, ci supplicò, con un fil di voce, di far tacere quella chitarra (chitarristi di tutto il mondo, usiamo i doni di Dio con dolcezza e umiltà!).

Subito dopo, ho sentito il bisogno di una confessione generale e di seppellire là sopra il mio passato, senza più pensarci.

Passate alcune orette, tornò a regnare la calma sul Krievac: ne approfittai per dormire ancora un po', questa volta non ero solo. Mi accovacciai a un lato della croce per essere più protetto, faceva infatti sempre un po' freddo, le candele votive avevano “bruciato a festa” durante le preghiere e la benedizione e il loro calore era scemato. Ben presto mi son dovuto alzare e spostarmi, perché verso l'alba il Kricevac si era di nuovo animato e, siccome la luce faticava a vincere il buio per via delle nuvole, non tutti s'avvedevano di me nel sacco a pelo, così ogni tanto mi arrivava una scarpata: sono stato immobile un po' per non spaventare nessuno, poi appena possibile mi sono spostato.

Che notte! quanti volti, quante cose son capitate, quando credevo di dover far giorno da solo, è iniziata la festa notturna (altro che quella delle discoteche!). Se qualcuno si portava appresso qualche demonietto, gli devono essere senz'altro fuggiti scornati.

Appena alzato, al mattino presto, ci sono state alcune cose che mi hanno lasciato un pochino perplesso: mi ero appena appartato nello spiazzo dietro alla croce, quando di punto in bianco dai cespugli spuntano due signore anziane e una più giovane, più un uomo, mi fanno tutti un sorriso accattivante: pensai di aver suscitato la loro compassione per aver dormito lì, ma subito capii il perché dei sorrisi: avevano messo in terra, ognuna un frigo portatile e anche un tavolino da picnic, poi avevano messo in bella mostra dei mucchi di bibite, ecco: volevano che io consumassi. Avevano dormito, la notte, in una tenda piantata sul monte, in mezzo ai cespugli, di cui ne avevano bruciato una parte per fare uno spiazzo, avevano anche un cane da guardia che mi aveva infastidito quel po' di sonno la sera innanzi, o forse io avevo infastidito lui.

Certo, ognuno ha diritto di vivere come può, ma non mi era mai capitato di veder finire una via crucis, a ridosso delle bibite. Già verso metà cammino c'è una baracca che ha come insegna una croce e un gelato (sic!). Dopo questo singolare risveglio, ho recitato lodi, e un rosario, cullato dai bellissimi e vellutati canti locali. Poi non ce l'ho più fatta a pregare, spiego il perché: come sono arrivati gruppi di inglesi (o americani, non so), hanno iniziato a fotografarsi in tutte le pose, a parlarsi ad alta voce, a ridere o sghignazzare nel loro tipico humour, uno si è fatto aiutare a salire sul piedistallo della croce e raccoglieva oggetti a destra e a sinistra, dai fazzoletti alle corone, fino ai sassi da sfregare contro la croce in alto, forse perché così erano più benedetti. I primi poi a mettere mano ai portafogli e a scolarsi coca cola furono loro. Pochi giorni prima avevo letto su ECO una giusta osservazione soprattutto agli italiani; mi sembra doveroso, per salvare il clima sul Kricevac, rilevare anche questa.

Non credo di essere esagerato io, perché non sono stato il solo a rilevare queste cose ai piedi della croce. Infine, terminata una breve pioggerella, coi miei amici che erano saliti a riprendermi, abbiamo imboccato il sentiero (se così può chiamarsi) del ritorno. Abbiamo incontrato tanta preghiera, tanta sofferenza, tanti anziani che salivano con le stampelle, ammalati portati sulle barelle a spalla, e chi ha fatto il Kricevac sa quant'è impervio, ciechi condotti solo per mano, che volevano salire con le proprie forze, una varietà di lingue e costumi. Ho capito che il mondo non finisce a casa mia o al mio paese e che non può dare gioia una esistenza da egoisti.

Dante Passerini — Dozza Imolese (BO)

Fonte: Eco di Maria nr.78

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