Maria a Medjugorje Messaggio del 14 marzo 1985:Cari figli, nella vostra vita tutti avete sperimentato la luce e le tenebre. Dio concede a ogni uomo di conoscere il bene e il male. Io vi invito alla luce, che voi dovete portare agli uomini che vivono nelle tenebre. Ogni giorno nelle vostre case giungono persone che sono nelle tenebre. Cari figli, donate loro la luce. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Venuti dall'aldilà: «Se volete Venire...»




La venerabile Elisabetta Canori-Mora (morta nel 1825) appena morta apparve splendente alla sorella Maria Canori mentre stava recitando le preghiere prima di coricarsi, e le raccomandò le sue figlie finché fossero sistemate. Maria passò la notte insonne per la forte emozione, e al mattino si affrettò a recarsi alla casa della sorella per accertarsi della verità. Era morta. Apparve pure, appena spirata, alla giovane Maria Bianchi. Costei, mentre a letto malata aspettava le si recasse la cena, «si vide dinanzi tutta splendente la Serva di Dio che le disse: "Io me ne vado al cielo, ricordatevi di confessarvi del tal peccato... che per dimenticanza avete lasciato di accusare". Subito dopo l'anima disparve come un lampo. La giovane mandò un grido e chiamò la mamma. A costei essa disse: "La signora Elisabetta è andata in Paradiso adesso; guarda bene che ora è". "Figlia mia, tu sogni a occhi aperti, ciò è impossibile". Ma Maria insisteva piangendo, e dichiarando, come prova, che la Serva di Dio le aveva manifestato un peccato dimenticato in confessione. Il giorno appresso la mamma e le sorelle della malata, informatesi, si convinsero che l'ora e il momento dell'apparizione corrispondevano al tempo del transito della Venerabile. Altre apparizioni avvennero a Marino (Roma); in particolare viene ricordata quella a un'amica, alla quale disse: "Se volete venire dove vado io, bisogna che calchiate questa strada spinosa, e facciate quello che vi ho raccomandato più volte quando ero in vita. Non dubitate che non dimenticherò alcuno della vostra famiglia", e disparve».

Fonte: A. Pagani, La Serva di Dio Elisabetta Canori-Mora, Roma 1911, p. 519.

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